Ciò che si è verificato in piazza San Carlo a Torino, in occasione della partita di calcio valida per la finale di Champions League, segna una profonda sconfitta della città più che della Juventus.
Una sconfitta cittadina che coinvolge i vertici e la base, le istituzioni colpevoli di aver mal gestito e peggio vigilato un evento che – si sapeva – avrebbe richiamato migliaia e migliaia di appassionati richiamati dalla possibilità di tifare insieme davanti ai maxi-schermi installati nella piazza. Una sconfitta per i tifosi, che possono contare oltre 1.500 feriti, tra gravi e non, vittime della loro stessa ineducazione e della italica abitudine di non rispettare mai le regole e, soprattutto, il buon senso.

Dal 2006 in poi, Torino ha lavorato per capitalizzare e far rendere il tesoretto lasciatogli dai Giochi Olimpici invernali: mese dopo mese, anno dopo anno, Torino si è imposta nel mondo intero quale meta turistica d’eccellenza grazie ai suoi numerosissimi eventi culturali, artistici e sportivi. Oltre un decennio di lodi per le amministrazioni comunali e regionali, e per tutte le società – private e partecipate – che hanno incessantemente migliorato il tessuto turistico cittadino.
Ma nel corso dell’ultimo anno la città ha visto spegnersi le luci sulla cultura e sull’arte, con la scomparsa di quelle mostre che erano diventate un vanto cittadino e di quegli eventi musicali, fieristici e di ogni altro genere che, insieme, avevano contribuito a riempire alberghi, ristoranti, negozi. Infine sabato 3 giugno, dove in due ore Torino ha perso ogni residuo di smalto grazie alla scarsissima (per non dire nulla…) attenzione prestata alla riunione dei tifosi juventini.

Oggi è l’ora dello scaricabarile e delle recriminazioni, come sempre avviene quando sarebbe invece il momento di assumere responsabilità davanti alla città e alle vittime di tanta disattenzione. Chi ha voluto un solo maxi-schermo anziché due (come nel 2015) che avrebbero consentito ai mezzi di soccorso di poter contare su linee di scorrimento sulla piazza, e ai presenti di poter defluire dalla piazza in due diverse direzioni anziché incanalarsi in un solo torrente umano? Chi ha omesso di “rinnovare” il decreto di divieto di vendita e di possesso di bevande in vetro (peraltro da sempre previsto) e, ancora, chi ha effettuato – o non ha effettuato – i controlli sulle decine e decine di venditori abusivi che fino dal mattino stazionavano sulla piazza?

Il Comune, da ieri, indica quale responsabile l’organizzazione di “Turismo Torino”, consorzio nato nel 2000 dalla fusione delle Atl1, Atl2 e Atl3, e completata nel 2010 con l’ingresso del Convention Bureau. Peccato che “Turismo Torino” veda quale principale azionista proprio il Comune di Torino (23%), seguito dall’ex Provincia di Torino (15,34%) e dalla Regione Piemonte (14,93%). Il bue che dà del cornuto all’asino, dunque.
La magistratura è al lavoro per ricostruire fatti e accertare responsabilità, e ci auguriamo che chi ha “dormito” anziché agire per la sicurezza della città, dei cittadini e dei turisti paghi, duramente. Perché questi episodi – aldilà del porre ovvie domande sulla sicurezza (se avessimo davvero avuto la presenza di un terrorista tra la folla, passato totalmente indenne tra i “non controlli”, cosa sarebbe accaduto?) – indeboliscono fortemente il turismo.
E di questo indebolimento, Torino non ne sente la necessità. L’Italia, non ne sente la necessità.

Fulvio Avataneo

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