volpe uva 317Non capita tutti i giorni di avere l’opportunità di ringraziare FIAVET per l’ottimo lavoro che quotidianamente svolge a favore della nostra categoria. Oggi è uno di quei bellissimi giorni. Grazie FIAVET!

Grazie, perché con il tuo comunicato, diramato i primi di ottobre sul tuo sito (FIAVET Bla Bla Bla), col quale hai tentato di screditare e sminuire l’eccellente lavoro svolto da AIAV in relazione al Marchio di Qualità per le Agenzie di Viaggio, ci dai oggi la possibilità di parlare ancora del marchio, di chiarire alcuni punti e di conoscerti ancora meglio, cara Fiavet.

Punto primo. È evidente che Fiavet ritiene più importante - e prioritario - impiegare le proprie risorse (in primo luogo l’ufficio legale) nel tentare (senza riuscirvi) di screditare il lavoro altrui, anziché nel costruire qualcosa di utile e concreto per i propri associati e la categoria tutta. Ma tant’è...

Dov’erano, e cosa facevano, i legali della Fiavet quando quelli di AIAV lavoravano per mesi sul marchio di qualità, in costante contatto con i funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico? Dov’erano, e cosa facevano, quando i legali di AIAV si recavano a Roma, per discutere del progetto direttamente con i funzionari del Ministero?  E quando le agenzie venivano interpellate da AIAV per raccogliere i loro desideri e le loro opinioni? E come mai Fiavet ci parla oggi di Uniter e Uni, ma non ha mai fatto nulla di concreto in proposito? Facile pontificare, più difficile fare.

Grazie a Fiavet, che oggi ci ha fatto rileggere il racconto “La Volpe e l’Uva” di Esopo, sempre delizioso.     

Punto secondo. Che la segreteria e l’ufficio legale di Fiavet abbiano ritenuto utile perder tempo a “ridimensionare l’eccessiva enfasi” con il quale è stato accolto il progetto del Marchio di Qualità dagli operatori e dalla stampa di settore, è cosa che non ci tocca in quanto i fatti parlano più delle stesse, vuote, parole proferite da Fiavet: al No Frills di Bergamo e al TTG di Rimini, operatori ed agenzie hanno accolto con entusiasmo questa iniziativa di cui, evidentemente, la categoria sentiva il bisogno senza che nessuno, fino ad ora, fosse stato in grado di soddisfarlo. D’altro canto non è pregio di tutte le associazioni saper ascoltare la voce dei propri associati e oggi Fiavet ci fa capire anche che ci sono associazioni che lavorano (e bene) ed altre che (forse sapendo fare solo quello) tentano di “ridimensionare il lavoro altrui”. A ciascuno il suo.

Punto terzo. Veniamo al merito della questione. Nel proprio comunicato Fiavet tenta di far passare informazioni corrette e positive, come scorrette e negative. Il trucco però non riesce.

È vero, come affermato da Fiavet, che l’art. 81 del D. Lgs. 29/2010 “ha consentito a soggetti pubblici e privati di adottare disciplinari (e regolamenti, ndr) ai fini di rilasciare un marchio di qualità, assumendosene ogni responsabilità (…)”. Dunque, Fiavet? Dove sta il problema? Dove sta la criticità che tenti di trovare, ma che non esiste? AIAV ha agito nell’ambito dell’opportunità fornita dall’art. 81 del D. Lgs. 29/2010 e nel suo pieno rispetto, per la creazione di un Marchio di Qualità per le Agenzie di Viaggio, assumendosene tutte le responsabilità (e meno male che qualcuno lo fa e ci mette la faccia!).

Per arrivare alla creazione del marchio, AIAV ha lavorato: ha stilato e messo a punto un Regolamento, un Disciplinare e un Codice Etico, ed ha creato ex novo un sito internet dedicato (www.quiaiav.eu); sono stati definiti criteri di selezione delle agenzie, una piattaforma interamente dedicata alla formazione e all’aggiornamento professionale degli operatori delle agenzie, e  il tutto è stato sottoposto innumerevoli volte al vaglio dei funzionari del Mise (nelle persone del Dr. Emilio Rossillo e del Dr. Paolo Prato, che non ringrazieremo mai abbastanza per le critiche e le indicazioni ricevute), per giungere ad un risultato conforme alla norma di Legge.

È stato un lavoro difficile, durato mesi, che ha richiesto l’impegno di molti professionisti e che non è certo il risultato di una semplice domanda in carta bollata rivolta ad un lontano Ministero romano. È falso e ingiurioso che Fiavet (che risponderà di quanto scritto nelle sedi opportune) affermi che il Ministero riceve la comunicazione della creazione del marchio senza alcuna attività di verifica. I funzionari del Ministero hanno scandagliato ogni aspetto del progetto presentato e, lungi dall’aver svolto la funzione di semplici passacarte – come Fiavet vorrebbe far intendere e chissà se il Dr. Rossillo e il Dr. Prato ne saranno contenti… – hanno valutato rigidamente il nostro lavoro.

Il progetto, sia chiaro, non è solo ampiamente lecito (e anche qui Fiavet risponderà nelle sedi opportune del fatto di aver insinuato il contrario) ma anche, non vi è dubbio, apprezzabile e già molto apprezzato.

Solo per chiarezza verso chi, evidentemente, si è poco informato prima di disinformare i propri associati, ci teniamo a far notare che alcuni dei principali marchi di qualità sono stati creati e sono ad oggi gestiti da importanti Camere di Commercio (Torino, Genova, Unioncamere Molise, Unioncamere Toscana, ISNART, ecc. ecc.) ed Enti Pubblici (Regione Lazio, Regione Emilia Romagna, Regione Toscana, ecc. ecc.), con il cui lavoro (svolto con ben altre risorse economiche rispetto alle nostre, ma ne siamo orgogliosi) abbiamo dovuto confrontarci, uscendone vittoriosi.

Per chi vuole approfondire il tema (parafrasiamo Fiavet) la documentazione – ma anche il Presidente e gli avvocati - sono a disposizione in Segreteria.

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