vetrina-di-un-agenzia-di-viaggi-foto-kornfeind_170807Può, una vita, valere solo 6.000 euro?

Era solo il 12 settembre 2014 quando Dario Franceschini, a capo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, durante un'intervista - nel corso della trasmissione televisiva Agorà - andava affermando "... Il turismo è online, una volta per acquistare un viaggio si andava in agenzia, oggi lo si organizza da soli su internet". Lo scorso 2 gennaio, in quel di Savona, travolta dai debiti l'agente di viaggio Sarah Siter decideva di togliersi la vita.

La crisi da anni attanaglia l’Europa e con se l’Italia ma quando scopri che in crisi è anche un settore come il turismo, capace in pochi anni di inondare il web con miliardi di immagini di vacanzieri sempre sorridenti tanto da generare con storytellers e travel bloggers una vera e propria industria dei servizi attraverso i social media, non si può non rimanere attoniti e sgomenti di fronte alla decisione disperata di un consulente nel togliersi la vita fra le mura della sua agenzia di viaggi.

Soci sbagliati? Incapacità imprenditoriale? Crisi dei quarant'anni? Non ho le risposte. Queste stanno fra le righe che questa sfortunata donna ha lasciato con un’ultima lettera ai suoi cari. Certo è che fra tante associazioni di categoria nonché diversi network -creati proprio per agevolare il lavoro di un’agenzia di viaggi - ci sono tantissimi agenti che ogni giorno dispensano consulenze ai loro clienti e seppure con difficoltà a fine mese ci arrivano. Ma può una vita valere 6mila euro? Pare che a tanto ammontassero idebiti di Sarah, oltre ai soliti impegni di scadenza imposti ad ogni impresa.

Il turismo viene impropriamente definito, soprattutto dai politici, come “industria” ma in realtà è un caleidoscopio di servizi che rappresenta una filiera lunga sia per il turismo dell’accoglienza, che in Lombardia e in Italia ora è in affanno per l’Expo, sia per il turismo dedicato a far viaggiare all'estero i nostri connazionali. Nell’uno e nell’altro caso il settore è composto da professionisti che vanno affinando le tecniche d’ingaggio con la clientela utilizzando sempre più spesso le nuove tecnologie sia per la gestione dell’attività quotidiana, sia per comunicare in modo moderno.

Il mestiere dell’agente di viaggio è un mestiere ancora profittevole. Vero è che la conduzione familiare abbatte i costi e spesso i titolari sono fratelli, marito e moglie, padre e figlia ma vero anche che ciò non impedisce a chi svolge con serietà e professionalità il suo lavoro di ambire a posizioni di mercato interessanti come è capitato alla famiglia Landini di Press Tour oggi partecipe dell’azionariato di Alpitour.

Io non mi aspetto nessun mea culpa dal Ministro. L’affermazione “una volta per acquistare un viaggio si andava in agenzia” nasce dalla poca consapevolezza del settore e/o suggerita da chi pensa che il digitale sia la panacea per il turismo, dimentico che Expedia è nata nel 1996, e qui in Italia abbiamo perso 20 anni, ben 20 lunghi anni, ma anche dal fatto di essere totalmente ignavo nel comprendere e rispettare una categoria e una professione che ancora oggi soddisfa diversi milioni di italiani che per le loro vacanze scelgono un agente di viaggio.

Essere un agente di viaggio non vuol dire essere un'analfabeta digitale. O no? Ciao, Sarah. 

Alex Kornfeind

 

1 COMMENT

  1. Impossibile commentare quanto dice Franceschini in quanto è impossibile commentare il nulla. Quello di Sarah è invece un dramma che il settore può evitare ma solo se tutti ci rendiamo conto che dobbiamo diventare dei veri e propri commercianti. Non possiamo più permetterci di fare alcuna prestazione senza la corretta remunerazione. Non possiamo più accettare che siano altri a decidere il nostro guadagno e comandare nelle nostre aziende lasciando a noi i problemi. Dobbiamo renderci conto che siamo per i fornitori una vetrina sparsa sul territorio e abbiamo una penetrazione che nessuna pubblicità potrà mai raggiungere. Dobbiamo smetterla di fare i tuttologi sapientoni e dare le informazioni, il nostro vero plus valore, la nostra conoscenza in modo gratuito. Ogni informazioni che non ci facciamo pagare è un regalo al cliente e una perdita economia per la nostra azienda. Ogni volta che esponiamo un cartellone nella nostra vetrina è un regalo ad un fornitore che invece dovrebbe pagarla come succede per gli scaffali nei supermercati. Non sono più furbo di altri colleghi e cerco di applicare quanto sopra ma con difficoltà perché devo combattere non contro i clienti che sono disposti a pagare un buon servizio ma devo combattere contro quei colleghi che non si rendono conto che giornalmente svendono il loro e mio lavoro. Anch’io ho perso un amico che si è stolto la vita per le difficoltà economiche e spero che alle parole possano seguire della azioni di ognuno di noi per tutelare, nello spirito della corretta concorrenza, questa nostra attività Possiamo combattere Internet? Certamente, possiamo utilizzare a nostro favore tutta la tecnologia? Certamente ma non riusciremo mai a combattere la nostra stessa stupidità.
    Penso che i Network sono al capolinea e l’unica alternativa futura sono delle aggregazioni diverse quali consorzi o delle fusione societarie oppure forme cooperative ecc che mettono insieme la loro conoscenza, la loro capacità imprenditoriale per ridurre i costi, avere maggior peso contrattuale per aumentare la redditività e la penetrazione territoriale.

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