Dicono che non ci si deve mai fidare delle prime impressioni, che bisogna riflettere prima di parlare e, ancora di più, prima di scrivere. Quindi, prima di raccontare della recentissima edizione di TTG Incontri conclusasi venerdì scorso in quel (solito) di Rimini, ho atteso qualche giorno per riordinare i miei pensieri. I miei ma anche, soprattutto, i pensieri delle tante persone con cui ho parlato e che mi hanno lasciato un’infinità di “post-it” mentali da staccare e rileggere uno per uno, con attenzione.

Innanzitutto devo dire che ho avuto la sensazione di un grande lavorio svolto con minor fretta e maggiore attenzione rispetto agli scorsi anni in cui notavo più animazione ma anche molta confusione: questa volta mi è parso che il numero dei visitatori fosse inferiore ma più interessato, più compreso nel ruolo di chi partecipa ad un evento che richiede dispendio di energie e denaro e dal quale, quindi, si deve trarre profitto. Meglio del solito, quindi.

Si è scritto molto sui social a proposito di “imbucati” quali blogger, influencer, abusivi, scolaresche e pubblico estraneo ai lavori… Briciole. Presenze ininfluenti, e questo va detto ad onore del tanto lavorare degli addetti organizzativi e degli espositori.

Tanto movimento negli stand di rappresentanza del Bel Paese, molta attenzione verso i DMC stranieri e verso qualche (pochi…) tour operator italiani, dove la maggior parte delle chiacchiere erano più di pura cortesia che di business…

Ma i post-it più nitidi sono quelli scritti di chi guarda con attenzione e preoccupazione al disegno sempre più delineato di alcuni poli aggregativi che vedono al loro interno migliaia di agenzie raggruppate in diversi network, parecchi brand dell’operating, vettori aerei, gestioni alberghiere e addirittura associazioni di categoria che con queste ultime – quelle vere, per intenderci – hanno davvero poco a che spartire.

Sono queste aggregazioni a preoccupare, sono queste concentrazioni a far pensare a ciò che potrebbe essere (o sarà?) un futuro in cui il “polo” dovesse decidere di chiudersi al proprio interno nel nome di una neoridipinta autarchia. Un mondo turistico in cui il polo, forte delle proprie risorse interne, tendesse a rendersi autosufficiente e quindi economicamente indipendente dai mondi esterni, dagli altri poli e dalle realtà indipendenti del settore.

Un mondo con un solo capo dotato dell’unico cervello pensante e preposto a indirizzare le decisioni delle sue tante braccia: i suoi tour operator venderebbero solo alle sue agenzie, i cui clienti volerebbero solo sui suoi aerei verso gli alberghi per lo più di sua gestione. E le agenzie sarebbero amorevolmente curate dalla sua associazione che – ovviamente – lo vedrebbe a capo sempre per via del fatto di possedere l’unico cervello funzionante…

Basta contrattazioni sulle commissioni o sulle tariffe, basta con i mercanteggiamenti tra agenti di viaggio e promoter (questi ultimi, a quel punto, sarebbero utili come la forchetta per bere il brodo), basta col problema dell’agenzia che vende tanto o troppo poco… Vendi tanto? Brava, ma se vuoi vendere il mio prodotto la tua commissione rimane quella. Vendi poco? Fuori, non ho spazio per te. Venderesti volentieri i miei prodotti? Benissimo, lascia l’altro polo guidato da un altro “unico” cervello e vieni nel mio, dove io penso meglio degli altri. Voi chi siete? I network? Grazie ma non servite più, faccio tutto da solo, grazie ancora.

Tutto molto semplice, molto funzionale, molto organizzato. Molto preoccupante, forse…

(Attila)

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