La riassegnazione della delega al Turismo al Ministero per i Beni e le Attività Culturali nella persona del neo Ministro Dario Franceschini – che torna a ricoprire questa carica dopo un’assenza di poco più di anno – cancellerà, probabilmente, tutti i discorsi che hanno tenuto banco nel corso dell’ultimo anno in cui il Turismo era stato accorpato all’agricoltura, sotto il Ministro Centinaio.
E se Gian Marco Centinaio aveva fatto immaginare un miglioramento di molte situazioni critiche per il comparto agenziale, il ritorno di Dario Franceschini segnerà, probabilmente, un passo indietro per le speranze degli agenti di viaggio.

L’esperienza ci insegna che il ri-nominato Ministro non ha in grande considerazione le agenzie di viaggio, mentre nelle sue grazie c’è la tecnologia – e di conseguenza le OTA e i grandi portali di prenotazione – e l’incoming, aspetto del turismo scarsamente apprezzato dalla gran parte delle agenzie italiane che trovano più facile e semplice l’outgoing (meno lavoro… fanno tutto i T.O.).

Ma aldilà dell’accorpamento all’agricoltura o ai beni culturali, la delusione più grande è che al Turismo (che continuo a scrivere con la “T” maiuscola considerandolo il vero, potenziale motore della nostra asfittica economia) non venga assegnato un proprio dicastero. È vero che il Ministero del Turismo è stato soppresso per “volontà popolare” con referendum abrogativo nel 1993, ma da allora sono passati 26 anni e il mondo è cambiato molte volte. Possibile che non si riesca a porre rimedio ad un errore? Tanto più che anche gli italiani sono diventati coscienti del valore del turismo per l’Italia.

Comunque sia, è chiaro che le agenzie di viaggio – da oggi – perdono ulteriormente di valore nella scala delle priorità di un Ministro che le considera vecchiume, cose da preistoria. E questo ci dice che dovremo raddoppiare gli sforzi per ottenere almeno la metà di quello che avremmo voluto.

Forza e coraggio…

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