Le polemiche scoppiate intorno al caso del “Contratto ALPITOUR” non si spengono e, a quanto pare, i pompieri del gruppo industriale del turismo non riescono a soffocare le fiammate di rabbia e orgoglio professionale che si levano dalla platea agenziale.

La nostra associazione ha scelto di non intervenire nella querelle in quanto non si sono ravvisati principi di illiceità nel contratto imposto (e non proposto…) agli AdV. Sicuramente è un contratto criticabile sotto ogni punto di vista in quanto scritto da una mano troppo lontana dalla realtà degli agenti per convincere. Manca di onestà intellettuale e di visione del lavoro, del Paese, degli interessi comuni. Quindi manca di tutto.

Ma questo è solo un parere della nostra associazione. Il parere degli agenti di viaggio si sta facendo sentire sui social e ovunque possibile. Quella che di seguito pubblichiamo è di Sergio Bosio, titolare della “LIFE VIAGGI” della provincia di Brescia che ha radunato intorno a sé numerosi colleghi, tutti piuttosto restii ad accettare questo contratto mai discusso.

Il contratto commerciale “ZOOM” di ALPITOUR
“Un contratto estremamente complicato”.
È questo il commento più comune degli agenti di viaggio.
il mio pensiero va a due grandi geni: Leonardo Da Vinci diceva “La semplicità è la massima raffinatezza” mentre Steve Jobs sosteneva che “Il lavoro deve essere orientato a rendere le cose più chiare e semplici”.
La politica di Alpitour prevede, con il nuovo contratto Zoom, di premiare le agenzie in base a risultati “qualitativi e quantitativi” con i punti percentuale calcolati e applicati a chi riesce a equilibrare le vendite in ogni stagione.
Domanda.
Il mercato italiano, fatto di imprenditori, liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati, operai, ha caratteristiche abbastanza lineari sull’andamento della loro scelta di vacanza. Come può un’agenzia cercare di vendere pacchetti in stagioni differenti, con largo anticipo, quando la richiesta è imposta dai ritmi lavorativi, scolastici, di cultura? Tutto ruota intorno allo stesso meccanismo.
Vero, il commerciale deve essere abile nel piazzare prodotti differenti, ma come posso influenzare una scelta del mio viaggiatore che deve rendere conto a un sistema che non governa?
È una richiesta illecita. Quasi provocatoria.
Pochi di noi hanno avuto il lusso della fuori stagionalità. Abbiamo un paese con un PIL tendente allo zero e vogliamo credere di poter spingere sulle vacanze fuori dai range tradizionali?
Remuneriamo meno il trade che ci segue in maniera opportunistica, per esempio con il last minute…” precisa il manager di Alpitour Spa Pier Ezhaya alla stampa di settore.
Opportunistica? Non è forse questione di necessità?
Le persone aspettano, prima di decidere se partire. Aspettano di poterselo permettere economicamente. Aspettano di conoscere le previsioni del tempo. Abbiamo così tante incertezze nelle famiglie e problemi di stabilità economica che forse dovremmo cambiare il termine opportunistico in PROVVIDENZIALE
Non capiamo se Alpitour ha cercato un dialogo con noi. Avete l’oligopolio del mercato turistico. Questo contratto viene sentito come imposto.
Dov’è la scelta di comunicazione produttiva per entrambe le parti?
Il primo distributore dei prodotti Alpitour sono le agenzie. Perché cercare di metterle in difficoltà considerandole come elementi da eliminare se non sufficientemente produttive?
Sono piccoli e medi imprenditori che basano il loro lavoro sulla vendita di prodotti non così necessari. Non è corretto definirle opportuniste.
Le variabili che intervengono nella scelta di un viaggio sono molteplici: tempo, costo, attentati terroristici, calamità naturali. Gli agenti di viaggio cercano di fare bene il loro lavoro, accontentando una clientela sempre più esigente e sempre più in difficoltà. Moltissimi di loro (anche i più piccoli…) hanno sempre creduto nella partnership costruttiva e nel confronto col T.O., ed oggi sono le più deluse. Partite da Brescia a metà novembre in 35 piccole realtà, in 20 giorni sono arrivate a circa 700 titolari di agenzie riuniti tramite contatto social nel gruppo denominato “Unione agenzie viaggio Italiane” e stanno muovendo una serie di domande e riflessioni per ottenere dialogo e confronto.
Riconosciamo Alpitour come leader, ma un buon leader deve sapere trascinare i suoi gregari. Abbiamo bisogno di procedure, di dialogo e di confronto. Soprattutto abbiamo bisogno di riconoscimento. Questo sempre se siamo dalla stessa parte. O no?

Ogni uomo è un'isola, e rimango di questa opinione. Però, chiaramente, alcuni uomini fanno parte di un arcipelago d’isole. E sotto l'oceano, in effetti, le isole sono collegate” (About a boy)

Credo che tour operator, agenzie di viaggio e network siano tre isole che dovrebbero restare unite perché il mare (pericolo ma anche opportunità) è l’Online.

Sergio Bosio

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