Le recenti vicende del tour operator I Viaggi di Atlantide impongono a tutti gli addetti, agenti di viaggio e T.O., una riflessione che deve andare aldilà dei fattori puramente economici per salire – è il caso di dirlo – su un piano più etico: la correttezza commerciale e il rapporto di onestà che deve intercorrere col mercato.

Esattamente un mese fa, alla BMT (Borsa Mediterranea del Turismo) era tutto uno strombazzare di notizie glorificanti l’accordo intercorso tra il gruppo Arkus e I Viaggi di Atlantide, accordo che avrebbe dovuto vedere quest’ultimo tra le altre imprese già facenti parte del gruppo. Poi, a guastare la festa, è arrivata NEOS col suo annuncio: “Basta voli per Partecipazioni per il Turismo T.O.” (leggi “Partours” partecipata al 91% da Arkus). Motivo? “Non paga!

Vero o falso – Arkus ha prontamente replicato dichiarando di non aver mai stipulato alcun accordo col vettore e che, pertanto non poteva essere debitore di qualsiasi somma gli venisse contestata – gli effetti della questione si sono immediatamente visti in casa de I Viaggi di Atlantide: cancellazioni, variazioni di voli e altre situazioni che hanno fatto chiaramente intendere che l’accordo tra Arkus e il T.O. bresciano sarebbe andato a farsi friggere. E che, quindi, anche l’operatore, alla pari della leggendaria isola, sarebbe potuto sprofondare negli abissi.

Ieri AIAV è stata messa in allarme da una dichiarazione dell’operatore con la quale invitava un’agenzia di viaggio a provvedere “direttamente” a saldare i servizi ai corrispondenti, questo per evitare problemi in quanto I Viaggi di Atlantide non era in grado di farlo. Peccato che l’agenzia avesse già saldato l’intero ammontare della pratica…

A quel punto sono scattate le verifiche di rito che hanno portato ad un’amara scoperta: I Viaggi di Atlantide – che dichiarava aver stipulato la polizza a tutela dei viaggiatori in caso di insolvenza/fallimento con Nobis / Filo Direttoera invece sprovvisto della copertura fino dal lontano 31 dicembre 2018. Cinque mesi.

Cinque mesi nel corso dei quali ha venduto viaggi e vacanze ed ha incassato acconti e saldi. Pagando i fornitori? Non si sa, ma ciò che si vede lascia ampio spazio ai dubbi, come lascia spazio al dubbio il fatto che l’operatore si sia rifiutato di consegnare ai clienti il certificato assicurativo medico-bagaglio-annullamento.

L’operatore non risponde ma la questione, ovviamente, non finirà qui: è infatti lecito domandarsi cosa potrebbe succedere qualora il T.O. non riuscisse a far fronte ai propri impegni con i viaggiatori già prenotati e risultasse essere del tutto sprovvisto di copertura assicurativa… Chi rimborserebbe i malcapitati?

Ecco il motivo per cui il settore deve cambiare passo abbandonando atteggiamenti furbeschi (anche di qualche agente di viaggio…) e guardando al mercato con serietà e onestà. In caso contrario, meglio abbandonare questo settore, sempre più difficile, sempre meno divertente.

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