Da anni il settore turistico chiede ai diversi governi di riconsiderare le aliquote IVA consentendo all’Italia di competere con altri Paesi più agguerriti e avvantaggiati da un’IVA più contenuta. Ora il governo approva una manovra che porterà il deficit al 2,4% sul PIL, facendoci sapere che per recuperare i soldi necessari le aliquote IVA verranno riviste al rialzo. Questo vuol dire un bel 24% che – inutile dirlo – peserà come mille macigni sul nostro settore e ancor più sul comparto agenziale.

Non è – e non deve essere – nostro mestiere fare analisi squisitamente politiche, ma qualcosa va pur detto.

Torino è fuori dai Giochi Olimpici Invernali del 2026, fuori dagli stessi giochi che nel 2006 le hanno permesso di emergere dalle nebbie presentandosi sulla scena mondiale a raccontare la sua storia, l’arte, l’architettura, le tradizioni e la cucina. Una presentazione che ha consentito alla città di vivere di rendita, e di tanto turismo, per il successivo decennio. E senza Torino, anche la candidatura di Milano e Cortina sono a rischio.
Prima di Torino era stata Roma a defilarsi dall’ipotesi di accoglienza dei prossimi Giochi Olimpici del 2024, altro importantissimo evento a livello planetario capace innanzitutto di regalare nuova visibilità alla città e, con gli stanziamenti, creare nuovi posti di lavoro, anche nel turismo.

Un mese e mezzo fa abbiamo tutti vissuto – almeno nel cuore – la tragedia di Genova. Non voglio parlare del ponte, del perché sia crollato o di chi lo dovrà ricostruire: mi limito – egoisticamente – a parlare di quanto ci rimetterà l’intera città, l’intera regione e addirittura l’intero Paese in termini di mancati introiti turistici, considerando il fatto che quel ponte univa la città al mondo. E tutto questo mentre saltano le ipotesi del “terzo Valico” e della “Gronda”, opere fondamentali per la sopravvivenza di Genova.

E sembra essere fortemente a rischio il progetto TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità in grado di unire (corridoio 5) Kiev, in Ucraina, a Lisbona, in Portogallo, transitando attraverso Budapest, Lubiana, Venezia, Milano, Torino, Lione, Barcellona e Madrid. Un’opera importantissima per lo sviluppo del trasporto merci e passeggeri in alternativa al trasporto su gomma e/o aereo. Un’opera per lo sviluppo del turismo che vede, nel trasporto ferroviario veloce, un punto fondamentale per la sua crescita.

Pochi giorni addietro si è aperta la falla tra Governo e Comuni d’Italia in quanto le promesse riguardanti le periferie cittadine sono svanite nel nulla. E questo anche dopo le più recenti promesse del premier Conte ai Sindaci. A farne le spese saranno nuovamente le nostre città, le periferie, quelle aree che più di altre necessiterebbero di importanti interventi per portarle ad essere parte integrante del tessuto urbano ed elemento rivitalizzante di un turismo che non si accontenta più di ciò che, da sempre, proponiamo.
Tutti gli agenti di viaggio hanno vagabondato per il mondo, chi più, chi meno. Tutti gli agenti di viaggio sono stati – e sono – testimoni dei grandi sforzi compiuti in ogni Paese per avvicinare le periferie ai centri urbani, per eliminare il senso di ghettizzazione di intere aree e di molti cittadini e per allargare gli orizzonti dei visitatori.
Anche in Italia dovrebbe essere così, ma le parole delle campagne elettorali “…porteremo il centro nelle periferie…” sono state ribaltate trasformando un concetto illuminato nell’esatto opposto, impoverendo i centri storici delle città di ogni attrattiva, trascurando il problema dei rifiuti e delle strade-colabrodo, minimizzando la micro criminalità e i problemi della scarsa sicurezza e facendo orecchie da mercante alle necessità di cittadini, commercianti, imprenditori. Ed ecco intere città fatte di un infinito susseguirsi di periferie…

Il turismo – quello che ogni personaggio politico cita quale “…motore dell’economia e vanto del Paese…” – ha bisogno d’altro. Il turismo vuole città ripensate sulle aspettative dei viaggiatori, pulite e in ordine, aperte all’innovazione culturale e tecnologica, più sicure e attente alla mobilità e all’accessibilità. Vuole trasporti sicuri, veloci, capaci di unire località distanti tra loro in tempi rapidi. E vuole eventi, eventi importanti in grado di essere attrattori d’interesse e utili a dar slancio ad un volano che deve produrre ricchezza e non mortificazione.

La politica deve agevolare, sostenere e accelerare questo processo, e non contare sempre e solo sull’iniziativa e sugli investimenti dei privati che, addirittura, quando ci sono vengono ostacolati in ogni modo. E deve finirla di generare nuovi e sempre più impegnativi ostacoli ad un settore da sempre penalizzato e mai adeguatamente considerato.

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