La questione del Direttore Tecnico prestanome è vecchia come Matusalemme ma, gira gira, torna a ripresentarsi alle porte delle agenzie di viaggio. E con buon motivo, direi…

La questione è quella che riguarda i Direttori Tecnici “prestanome”, quelli che – per intenderci – hanno lasciato quell'attività per svolgere altri lavori ma, anziché rimettere il titolo o lasciare l’attestato nel cassetto a prendere polvere, hanno preferito concederlo in “prestito” dietro pagamento di somme iperboliche che oscillano tra i 100,00 e i 250,00 euro al mese. Ovviamente in “nero”…

Non voglio soffermarmi a pensare se il D.T. rappresenti ancora una reale utilità per il nostro comparto o se non sia, al contrario, solo un retaggio del passato utile a complicare l’esistenza degli agenti di viaggio, ma preferisco concentrare l’attenzione su un solo punto: le normative chiedono la presenza del D.T. in agenzia quale requisito indispensabile per l’esercizio dell’attività e chiedono che lo stesso sia regolarmente assunto o posto sotto contratto con i requisiti stabiliti dal CCNL. Punto.
Questo mi porta a pensare che l’azione avviata dall’AIAV nella persona del suo Delegato per la provincia di Messina – il Dr. Salvatore MAMMOLA – consistente in una formale denuncia presentata ieri alla Direzione Provinciale dell’Ispettorato del Lavoro con la quale si chiede di verificare la posizione di alcuni D.T., sia più che corretta.

Dal lavoro svolto dal Dr. Salvatore Mammola è emerso che oltre il 25% dei Direttori Tecnici non è presente in agenzia, non è assunto in alcun modo, non dispone di alcun contratto che stabilisca il valore della sua prestazione secondo gli standard del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. 1 su 4 non è altro che un prestanome da due soldi che, aggiungo, spesso non conosce (più) gli aspetti del nostro lavoro: alcuni D.T. intervistati hanno serenamente dichiarato di aver lasciato il mondo delle agenzie di viaggio da oltre un ventennio, smettendo di interessarsi alle Reso IATA, alle normative, alle low cost, ai tour operator. In pratica, risultano essere veri e propri ignoranti in quella materia che li ha resi possessori di un titolo.

E gli agenti di viaggio che assoldano questi campioni senza valore? Loro, anime beate, si accontentano di spendere quei pochi spicci al mese piuttosto che studiare per conseguire il titolo che li renderebbe veri agenti di viaggio (il “veri” si deve alla valutazione del MiSE), preferiscono mettere in discussione la loro presenza sul mercato piuttosto che frequentare un corso di lingue per un paio d’anni e conseguire il diploma (la maggior parte degli AdV intervistati ha dichiarato di non conoscere le due lingue straniere necessarie…).
Nessuno a curarsi del fatto che con questo escamotage si genera lavoro “nero” danneggiando i D.T. che lavorano regolarmente, le agenzie di viaggio virtuose che pagano loro stipendi regolari, l’erario e l’INPS e – dulcis in fundo – i viaggiatori, che nella figura del D.T. dovrebbero trovare il garante del buon operato dell’agenzia.

Quindi crediamo sia ora di (provare a) mettere a posto le cose… Dall’inizio di maggio l’AIAV chiederà a tutte le Direzioni Provinciali dell’Ispettorato del Lavoro di verificare le posizioni dubbie incrociando una serie di dati già disponibili, e questo per evitare di creare disturbo alle agenzie rispettose delle norme.
La nostra non vuole essere una caccia alle streghe ma, semplicemente, un ricompattamento della parte virtuosa ed etica della nostra categoria, per evitare qualcuno possa pensare che a pagare regolarmente i D.T., il personale, il Fondo di Garanzia e ogni altro costo d’impresa, siano solo i fessi.

Marco PALMA

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