Che il nostro pianeta sia malato, forse gravemente, lo sanno tutti. Anche gli agenti di viaggio.
Sappiamo che dal più piccolo ruscello ai vasti oceani, le plastiche e le loro micro particelle stanno devastando una fauna che, in buona parte, si va lentamente estinguendo. Certo, non è solo per la plastica… Ma l’uomo c’entra sempre, o nell’inquinare, o con la pesca intensiva, o in mille altri modi.

Sappiamo che il bracconaggio uccide ferocemente quegli animali che – ormai ridotti in pochi esemplari – vivono le savane nella condizione di “condannati a morte”, e questo nonostante le attività dei ranger si intensifichino sempre di più.

Sappiamo che le api si sono ridotte numericamente di oltre il 50% solo negli ultimi dieci anni per colpa di alcune tipologie di pesticidi, peraltro vietati. E sappiamo che, senza le api, dalle nostre tavole scomparirebbero albicocche, fragole, ciliegie, mele, pere, agrumi, pesche, kiwi, castagne, susine, mandorle, meloni, aglio, pomodori, cetrioli, cavoli, ravanelli, asparagi, zucchine, carote, cipolle, ecc. ecc., ovvero almeno 70 delle principali 100 colture del mondo (fonte Fao).

Sappiamo che le “specie aliene” (vegetali e animali importati volontariamente o involontariamente dai nostri clienti viaggiatori…) stanno creando incredibili danni alle biodiversità del nostro Paese, ma anche dell’intera Europa: animali come gli scoiattoli grigi canadesi, i gamberi rossi della Louisiana, le rane “Toro” americane, le oche egiziane, ma anche piante e fiori quali il millefoglie americano, la Panace della Persia o lo Stiltgrass giapponese. Tutte queste specie stanno lentamente distruggendo le caratteristiche del nostro ecosistema.

Ogni uomo sulla terra può fare qualcosa per evitare che questi problemi aumentino e ci portino alla distruzione, ma gli agenti di viaggio, forse, possono fare qualcosa in più: possono educare i viaggiatori.
Possono spiegare loro che piante, semi e animali devono restare a casa loro, anche se belli da vedersi o piacevoli da tenere nelle nostre case; devono spiegare che, spesso, insetti e spore si celano in un bagaglio poco esaminato prima del ritorno, o nelle suole “carrarmato” di scarponcini da escursione insieme ai resti di belle passeggiate nella natura.

Gli agenti di viaggio devono fare di più perché il nostro mondo malato è il loro terreno di lavoro e, come tale, va protetto e aiutato. In ogni modo.
Una maggiore attenzione all’ambiente non è solo tutelare il pianeta e il nostro lavoro, ma è preservare quel bene che, ognuno di noi, lascerà in eredità alle generazioni future. Pensiamoci.

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